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Colori

Cagliari, Tipografia del Corriere di Sardegna, 1875

Elodia e la repubblica sassarese. Romanzo storico

Marcello Cossu

p. 24
La natura ammantavasi popo a poco d'una luce cinerea che le dava un assai ferale aspetto.

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pp. 25-26
Per la campagna si odono i buoi a muggire, i cavalli a nitrire, i corvi a gracchiare, e un susurro di voci d'animali impauriti che si cacciavano ne' loro covacci. Ma non basta – il sole ormai vedersi tutto nero, sembra una palla di bronzo sospesa nell'aria senza luce ne calore; il cielo è foschissimo come notte tempestosa; vi vede qualche stella che manda un bagliore sanguigno e rende più terribile la scena; la terra è immersa in profonda oscurità, un penoso incubo gravita su tutti gli animi, avresti detto fosse il finimondo e che or ora incominciasse lo sfrascelo universale. Succedeva un ecclisse. A que' tempi d'ignoranza epperò di superstizione, gli ecclissi, le comete e tutti i fenomeni della natura, venivano considerati come furieri di calamità.

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pp. 27-29
Orsù, fratelli, corriamo da Locusta;essa che sa leggere nel futuro con quella perizia che tutti sappiamo, saprà pur dirne di quale sciagura oggi siamo minacciati. - Si, si, da Locusta, da Locusta - esclamarono tutti in coro, - corriamo da Lei, e detto fatto una numerosa folla di uomini e di donne s'avviava verso una casuccia che sorgeva in fondo del sobborgo; ivi giunta gridò a una voce: - Locusta! Locusta! Locusta era la Maliarda di Salvenero rinomata inallora in que'dintorni per il sortilegio che esercitava con tant'incantesimi e diavolerie che facevano pur troppo strabiliare i poveri gonzi di tutta quella contrada. La sua casuccia, la quale ben si sarebbe chiamata spelonca, era incespata di macchie di rovo, di virgulti e piante selvatiche ove scorrevano tranquillamente nidiate di rospi e di altri rettili schifosi; e avea attiguo un orticello coltivato a erbe medicinali. La maliarda alla circostanza, si serviva di queste piante e di que' rospi per comporre le sue malie, i sonniferi, le sue incantazioni e che so io; ond'è dal tetto della casa partiva sempre un fumo azzurrastro e pizzicante. Effetto di quelle distillazioni. Entrando poi in essa faceva orrore il vedere le paretti nere nere e quà e là disposti orribili trofei d'ossa umane, di pipistrelli, gufi e civette; nè vi mancava la magica Scopa unta con spugna di porco, con cui la maliarda poteva intraprendere viaggi lontanissimi e volare con la celerità del pensiero. [...] La maliarda o che avesse fretta di sbarazzarsi della folla o che proprio parlasse da senno fatto sta ella, vòlto uno sguardo all'ecclisse pronunciò con voce angosciosa questo funesto presagio: - La festa tramonterà tinta di sangue! E ciò detto sparì. Né la folla chiese più altro – si sbandò, ma ne viso di tutti stava impressa la mestizia.

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p. 36
Intanto dalla strada maestra del sobborgo uscirono sei graziosi corsieri sottili e vispi come capriuoli. Ciascuno di essi era tenuto pel freno da un fantino vestito di bianco, col berrettino rosso in capo.

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pp. 37-39
In questo luogo appunto e lungo le coste del torrente si eseguiva la corsa del palio: il vallone e l'altipiano facevano agli aspettatori le veci di steccato. Dopo una mezzora circa, i vari  barberi erano arrivati al sito destinato per la corsa, i graziosi fantini tosto li inforcarono, e ormai erano tutt'orecchi per ascoltare il segno che si doveva dare da un maggiore di Salvenero. Questi finalmente tolse un corno e vi soffiò forte - i fantini gridarono ad una voce: << Uno - seguì un secondo suono; e quelli: << Due  - finalmente un terzo che però si perdette tra il rimbombo del terreno calpestato dai corsieri, fra un nuvolone di polvere e le grida frenetiche degli aspettatori. Eccoli, eccoli! - gridava la maggior parte di essi, - Domine aiutali; San Michele assisteteli... - Da lontano si vedevano infatti i diversi corsieri correre con un impeto straordinario e contendersi con ansia indescrivibile il primo posto avanti; quindi raggiungersi, di superarsi, quando uno quando l'altro, ma finalmente vincere quello sopra tutti prevaleva. Ben diceva io, - esclamavano tanti, - che il baio dorato di Plovace avrebbe vinto il primo premio; ecco vedetelo è arrivato già alla metà del palio. - E quì battimani e giubilanti grida - Il secondo giunge or ora; esso e il nero di  Bisarcio. Domine che slanci! Gli viene appresso il buero di Sassari il griggio d'Ampurias vorrebbe raggiungerlo; ma si – aspetta un altro poco che ti farà vedere la coda.... Anche l'Isabella di Sorres aspira ad un premio [...] Al primo fu donato un drappo di costoso damasco; al secondo altro drappo di brocato ed al terzo, del velluto. Gli altri non si ebbero che parole di conforto.

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