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RECENSIONI

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Testi e documenti del Medioevo sardo

Una Sardegna inedita e dimenticata

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Proto Arca Sardo senza (pre)giudizi

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Poesia ininterrompia

Un nuovo testo del Centro di studi filologici sardi diretto da Paolo Maninchedda ed edito dalla Cuec

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Satta, ecco il codice del Giudizio

Tra moderatismo filomonarchico e suggestioni libertarie

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Centro di studi Filologici Sardi: una bella realtà da valorizzare

«Io, il bandito Giovanni Tolu». Vera storia del famoso latitante

Centro di studi Filologici Sardi: una bella realtà da valorizzare
Vengo invitato dal Prof. Giuseppe Marci a visitare la sua creatura: il Centro di studi filologici sardi. Mi riceve con il Dott. Mauro Pala nella sede del Centro, un appartamento in via Bottego accogliente, sobrio, ben arredato. Appese ai muri tante locandine che ricordano la presentazione di libri e altri eventi culturali promossi dal Centro negli anni. Noto la cura grafica delle locandine. Mi colpisce l'ultima nata: un volto di ragazza avvolto da un fazzoletto giallo, "su muncadori" usato ancora oggi dalle donne nei nostri paesi, un soggetto tipico della pittura sarda: mi avvicino e vedo trattarsi di un ritratto di Giuseppe Biasi, uno dei grandi della pittura sarda del 900.

Ho conosciuto il Prof. Marci qualche mese fa, in occasione della presentazione di un volume di Enrico Costa, "La bella di Cabras", opera riscoperta da Marci e riproposta al pubblico in un affollatissimo auditorium della Clinica Medica. La riunione, alla quale ero andato su suggerimento dello studente Lorenzo Espa (purtroppo, a causa delle barriere presenti nel nostro Ateneo, tante belle iniziative culturali non riescono ad avere la giusta eco), mi aveva colpito per il clima molto informale, diretto, non esclusivo e, contemporaneamente molto solido dal punto di vista culturale. Mi aveva ancora colpito l'organizzazione del tavolo della presidenza, dove esperti di fama sedevano accanto a giovani ricercatori che, sotto la sapiente regia del loro Professore, compivano i primi passi nel cammino della ricerca e della comunicazione.
Il Prof Marci, mentre mi fa girare la sede, mi presenta il Centro. "E' un'associazione privata senza fini di lucro, nata nel 1990, inserita nell'Anagrafe nazionale delle ricerche del MIUR. E' presieduta dal Dott. Sandro Cattani e diretta da me. Lo scopo principale del Centro è la riscoperta e la riedizione di opere di scrittori sardi che hanno operato dall'antichità ai giorni nostri. L'edizione è curata da specialisti che coordinano un gruppo di giovani entusiasti, laureandi, assegnisti, dottorandi, giovani ricercatori, trasmettendo loro le competenze acquisite nel corso delle ricerche dedicate alla storia culturale, letteraria e linguistica di un territorio nel quale gli influssi della latinità, e delle civiltà ispanica e italiana si fondono". Due sono le collane, nelle quali sono stati editi 48 titoli: Testi e documenti e Scrittori Sardi , nella quale è stato avviato l'ultimo progetto, la pubblicazione delle opere di Enrico Costa, lo scrittore, poeta, storico che animò la vita culturale della Sassari della seconda metà dell'800.
Il Centro ha un sito (www.filologiasarda.eu) che ho subito visitato, ricevendone un'impressione molto favorevole: mi conferma, infatti, quell'atmosfera informale che il Prof. Marci riesce a creare, la voglia di comunicare le sue ricerche filologiche di alto profilo a un non specialista come me che, ben guidato nel sito, riesce a visitare il catalogo degli autori, una sezione dedicata al lessico sardo con affascinanti analisi etimologiche. Ho la sensazione favorevole di un Centro che voglia comunicare a un'utenza molto vasta ricerche di solito destinate a una ristretta cerchia di specialisti. Mi viene infine presentata un'altra collana, Studi, che raccoglie gli atti di vari convegni concentrati su temi della filologia romanza, italiana e della filologia sarda, che hanno visto la partecipazione dei massimi esperti nazionali e internazionali della filologia, la disciplina che, mi spiega con molta semplicità il Prof. Marci, ha come fine la ricostruzione e la corretta interpretazione dei documenti letterari del passato.
L'ultima parte del colloquio è piena di tristezza. Il Prof. Marci mi indica diverse scrivanie con sedie vuote. "Fino a qualche mese fa avresti trovato questi tavoli ingombri di carte, le scrivanie e i computer occupati da ricercatori circondati da ragazzi, la postazione grafica in continua attività". La carenza di finanziamenti, una serie di complicazioni burocratiche rischia di porre fine a tutto, all'attività del Centro, alla trasmissione di cultura e di professionalità ai nostri giovani. Mi mostra il libro di Enrico Costa: "il curatore dell'opera è un giovane di 26 anni, Giuliano Forresu, laureato in Lingue e Culture europee ed extraeuropee nella nostra università,che avrebbe potuto continuare la sua attività nel Centro: adesso fa il receptionist in un albergo milanese".
Esco da questo incontro con una sensazione strana, nella quale si fondono diversi sentimenti: da un lato il piacere di aver scoperto un'altra bella realtà del nostro Ateneo, una realtà culturalmente viva, con docenti veri che hanno come fine principale la crescita dei nostri giovani, la trasmissione di una professionalità e, soprattutto, di un metodo di studio e dell'entusiasmo per la cultura e per la scienza. Dall'altro, la tristezza per un'iniziativa che rischia di bloccarsi, o di essere molto rallentata per carenza di fondi e di attenzione. Credo che, per il Centro di Studi Filologici Sardi bisognerebbe trovare subito una collocazione all'interno delle mura universitarie, se possibile nell'edificio che ospita la Facoltà di Lingue, facilitando il suo utilizzo da parte degli studenti e dei ricercatori. Una realtà simile deve, poi, trovare dei finanziamenti certi, che assicurino la continuità delle ricerche e, soprattutto, consentano di allevare uno stuolo di studenti che necessitano di strutture simili di alta qualificazione scientifica.
Un'ultima annotazione: torno a casa con il libro di Enrico Costa La bella di Cabras, l'ultima opera riscoperta da Marci e dai suoi collaboratori, edito dalla CUEC, che leggo in pochi giorni, tuffandomi nella realtà dell'oristanese del 1800, affascinato dalla prosa dell'autore: " Al maggio era succeduto il giugno e il luglio. Dal melograno erano caduti i fiori rossi, come dal mandorlo i fiori bianchi" e dalla sua arguzia "Molti scrittori rilevano che nel campidano s'invecchia presto; ed io credo ciò accada perché si dorme troppo". Veramente una bella cosa, averlo strappato all'oblio del tempo e avercelo regalato.

 
Centro di Studi Filologici Sardi - via dei Genovesi, 114 09124 Cagliari - P.IVA 01850960905
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