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SERGIO ATZENI


Palermo, Sellerio, 1991
Il figlio di Bakunìn
Sergio Atzeni
Stanotte ho sognato Tullio Saba. Aveva la pelle del viso bianca come cera, e gli occhi spalancati, spaventati, o forse un po' tristi...Una camicia militare americana del tempo di guerra, lacera, a brandelli. Mi ha detto «Tutti mi hanno dimenticato, anche gli amici, anche le donne».
Te ne ho mai parlato?
Era un bravo ragazzo. Minatore. Compagno. Anche dirigente del partito. Un po' matto.
Mi ha fatto la corte, subito dopo la guerra.
Tuo padre mi piaceva di più.
Strano l'abbio sognato. Che vorrà dire? Sognare i morti non porta cattiva fortuna...Un annuncio di qualcosa? Qualcosa che viene da lontano, che torna dal passato?
Vuoi che ti racconti la sua storia? Il nostro incontro? Sei curioso di me...Tuo padre non ha mai chiesto nulla...Ma tu sei più geloso di lui...non conosco tutte le vicissitudini, e anche se le conoscessi...Ho un modo di raccontare disordinato, dispersivo, attorciglio tutti i fili...Se dovessi cominciare adesso magari ti direi di quei cappellini che io e Annarita abbiamo tagliato e cucito con le nostre mani per indossarli alla passeggiata serale sotto i portici, nel '46, e li abbiamo messi una volta e mai più...
Vai a Guspini, i guspinesi hanno buona memoria, era un loro compaesano, sanno tutto, se chiederai racconteranno.
E scoprirai quel che resta di un uomo, dopo la sua morte, nella memoria e nelle parole altrui.
Forse così la smetterà di venire nei sogni a rimproverarmi.
 
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