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ENRICO COSTA


Il Barbiere di Siviglia
Enrico Costa

Si ha un bel dire, ma non tutto invecchia a questo mondo! Dopo 60 anni di una vita non tranquilla, ma strappazzata giorno per giorno per tutti i teatri dei due mondi, eccoti là il Barbiere di Siviglia fresco come una fanciulla di 15 anni, pieno di spirito e di brio come se fosse scritto appena ieri! – E malgrado i suoi gargarismi, i suoi trilli, e i suoi recitativi a strappate di violoncello, ha il potere di trascinare a teatro un mondo di gente. Siamo infatti alla sesta recita, e il teatro minaccia di straripare ogni sera ... (lasciate passare la parola del cronista!)

Io non ho in animo di farvi una rassegna delle sovrane bellezze che si riscontrano nel capolavoro del Rossini. La sarebbe un po’ lunga – Dirò solo che lo scienziato trova in codesto spartito un vero trattato di contrappunto e di strumentazione, e il profano si diverte a più non posso, ed esce dal teatro colla persuasione di campare due anni di più.

Al nostro teatro abbiamo: nella signora Desserini una bella Rosina che canta con grazia, che ha una vocina amabile e che si rende accetta al pubblico colle sue maliziose moine – abbiamo nel signor Leli un caro Lindoro dalla voce soave e patetica – nel signor Braghi un Figaro simpatico – nel Desserini un Bartolo che ci fa ridere – nel Sampieri un buon Don Basilio – e nella signora Rodda una Berta che disimpegna per bene la sua parte. Anche il tenore comprimario signor Magliola che per due sere ha surrogato il Leli nella parte di Lindoro merita lode. – Insomma il pubblico è largo a tutti di fragorosi applausi, e questo è il più! Quando il pubblico accorre numeroso al teatro è segno che è contento e si diverte: e, in ricompensa del piacere che prova, esso applaude con frenesia tutti gli artisti indistintamente, né vuol cercare il pelo nell’uovo. – L’uomo contento è sempre generoso – e questo è logico. A che perdersi in futili critiche quando i cantanti hanno raggiunto il vero scopo dell’arte comica? Il critico teatrale ci fa allora una bruttissima figura, ed è meglio che si ritiri nel silenzio a meditare sul gusto dei pubblici.

Il Barbiere di Siviglia, per la parte comica, è discretamente rappresentato nel nostro teatro. Quanto al canto, in generale, si nota poco esercizio nel vocalizzo e nelle agilità, e molta trascuratezza nei recitativi, che pochissimi sanno mandare a memoria, avendo quasi tutti bisogno dell’aiuto del violinista Bolis, che li guida nel retto sentiero. Di ciò pertanto non voglio far carico ai cantanti, i quali, essendo quasi tutti giovani, sono abituati a studiare le opere moderne e non hanno la gola adatta a cantare il genere rossiniano, per il quale si richiedono artisti provetti, educati a serii studi. – l’orchestra suona con precisione, e il suo direttore Siri è degno di encomio. Parmi solo che in certi pezzi manchi quella delicatezza richiesta per lasciare scoperto il vocalizzo degli artisti – ma nel nostro caso è meglio che ciò accada per celare certi agglomeramenti di note che sortono dalle gole, non con bell’ordine, ma alla rinfusa, a due, a tre, a quattro, come le pecorelle di Dante.

Postocché ho parlato di Siri, sento il dovere di fargli i complimenti per la romanza di sua composizione cantata da Rosina nel 3° atto. È un delicatissimo lavoro commendevole, per bella fattura e per soavità di melodia.

I cori e il secondo basso bene. – La scena passabile, meno le due comparse, una delle quali vestita con troppo caricatura, l’altra bisognosa di pettine. Se l’Impresa non provvede ci raccomandiamo al barbiere Figaro perché voglia adoperare i ferri del mestiere con questi due figuri.

Prima di finire dovrei rispondere a due scritti pubblicati al mio indirizzo a proposito del teatro – ma il genere di queste due pubblicazioni mi dispensa dall’occuparmene. Lo scrittore del foglio volante mi dà del sordo perché ho trattato con troppa clemenza gli artisti – lo scrittore della Gazzetta di Sassari si scaglia invece contro di me perché cogli artisti sono stato troppo rigoroso. I lettori vedono che la mia posizione è molto critica, trovandomi in mezzo a due avversari affatto opposti – uno carico di elettricità vitrea, l’altro di elettricità resinosa. Non mi perdo però di animo, e mi trarrò d’impaccio con poca fatica. – per provocare la folgore fra queste due nubi, io le metto direttamente in comunicazione, e dico loro: – Intendetevela fra di voi. I giudici frattanto penseranno a Cercare la donna!
 
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