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SALVATORE CAMBOSU


Firenze, Vallecchi, 1989
Miele amaro
Salvatore Cambosu
Lo ricorda Orazio (Ars poetica, 374 sgg.: «Ut gratas inter mensas symphonia discors / et crassum unguentum et Sardo cum melle papaver / offendunt...»). A miele amaro accenna il noto verso di Virgilio Ecl. VII 41: «Immo ego Sardoniis videar amarior erbis».
Il sapore amaro, secondo il La Marmora (Viaggio in Sardegna), dipende dal fatto che le api visitano di preferenza i fiori del corbezzolo.
Si sa che, nella primitiva concezione greca, la Terra generò Aristeo (Aristàios, Aristaeus). La mitologia lo mostra dio benefico, originario della Tessaglia, patrono dei prodotti della terra e vigilante sui greggi. La vite, l'ulivo, l'arte di coagulare il latte e quella di riprodurre artificialmente le api e compartecipare al loro miele gli appartengono. Gli uomini potevano chiedergli anche i rimedi della medicina e persino gli si potevano rivolgere per conoscere il loro avvenire. (Tutto questo è testimoniato da Apoll. Rhod. II, 500 e da Nonno XVII, 6 e 35).
Quanto alle sue peregrinazioni missionarie, si rammenta che egli passò da Corcira in Sicilia (Siracusa); di qui giunse in Italia, a Napoli, in seguito agli scambi ceoeuboici e precisamente dall'euboica Cuma. I navigatori cumani, secondo il Malten, lo trasportarono in Sardegna.
 
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