A sud l’altopiano di Bitti si rastrema tra le valli del Cedrino e dell’Isalle da un lato e del Tirso dall’altra: questa sorta di sella, che costituisce un nodo fondamentale degli itinerari territoriali storici, è presidiata dall’abitato di Nuoro. A meridione inizia la distesa del maggior gruppo montuoso dell’isola: il massiccio del Gennargentu. Ed in tutte le direzioni sui suoi versanti sorgono i borghi pastorali della montagna sarda.
Come spesso nell’isola il carattere di unitarietà geografica è solo apparente. Profonde incisioni separano i vari crinali e le comunità che li abitano, imponenti spinte tettoniche fanno emergere, accanto allo scudo cristallino del granito, potenti bancate scistose, isolati torrioni calcarei, serpeggianti filoni quarziferi, generando un paesaggio variegato e mutevole. Le tracce della presenza umana appaiono rarefatte, labili.
Esili e dal tracciato tormentato le rare strade presenti; solo ridotte fasce –spesso terrazzate - di orti e di vigne circondano i piccoli villaggi sinuosamente allineati secondo le curve di livello. Ma nonostante un’economia comune, incentrata sull’allevamento brado e che lascia alla cura delle donne la scarsa agricoltura, ogni centro ha ben viva una propria identità peculiare che affiora nitidamente nei dialetti, nei materiali e nelle tipologie edilizie: tutti in qualche modo simili, ma tutti ben distinguibili come i vari costumi tradizionali. Numerosi sono i centri in profonda crisi demografica che rischiano lo spopolamento, solo alcuni quelli che mostrano segni di sviluppo economico.






