Nel corso del Novecento l’assetto geografico del Sulcis ha subito profonde modificazioni di cui certo la più rilevante è stata la creazione di una nuova città: Carbonia che con lo sviluppo delle miniere ha polarizzato forti flussi immigratori sino a raggiungere un peso demografico maggiore rispetto allo storico centro di Iglesias.
La città realizzata durante il ventennio fascista ai piedi del monte Sirai (sormontato da un’antica necropoli punica) ed è stata costruita con il concorso di alcuni tra i più valenti architetti italiani dell’epoca seguendo una elegante maglia curvilinea che trova il suo polo architettonica nella torre littoria della piazza Roma.
Durante la stagione d’oro dell’attività estrattiva Carbonia ha conosciuto un notevolissimo sviluppo, durato sino agli anni ’60, mentre a seguito del tracollo delle miniere ha dovuto subire – come Iglesias - una brusca battuta d’arresto. E pur potendo rivendicare il ruolo di capoluogo nella nuova provincia del Sulcis, affronta oggi una fase di riconversione funzionale estremamente difficile e dagli incerti esiti.






