Uno dei tratti distintivi della Sardegna è quello di essere, tra le regioni del Mediterraneo, una di quelle aree che presentano mediamente il minor numero di abitanti per unità di superficie. Nonostante questo, nel corso dell’ultimo mezzo secolo, la vivaci dinamiche demografiche che hanno interessato l’isola hanno progressivamente articolato la sua struttura insediativa interna, definendo sul territorio una variegata disposizione di tipologie di assetti insediativi.
All’esame del quadro attuale si evidenzia una compresenza spaziale e diacronica di ambiti prettamente urbani con elevati livelli di densità di popolazione e territori caratterizzati da bassissima densità (ed in prospettiva ad alto rischio di spopolamento) il tutto frammisto ad una maglia diffusa dei centri medi in costante e rapida trasformazione.
Se infatti possono dirsi abbastanza costanti le tendenze di sviluppo dei grandi centri urbani, ed altrettanto costanti - con la sola eccezione di alcune porzioni litoranee - le tendenze allo spopolamento delle aree periferiche, ben più altalenante, mutevole e dinamico appare negli anni il quadro dei centri di dimensione intermedia, sia in termini di consistenza dimensionale che di gerarchie e funzioni territoriali.
Due città tradizionalmente confrontabili come Bosa ed Alghero: analoghe, nel ruolo storico di antiche città regie; vicine, nella comune collocazione geografica lungo il litorale nordoccidentale sardo; simili, per funzione territoriale come porti di scambio commerciale; hanno avuto nel corso degli ultimi cinquant’anni dinamiche urbane, demografiche, economiche e sociali assolutamente diverse.






