Il basso dato medio della densità demografica regionale non segnala però adeguatamente la dimensione della rarefazione della residenza.
Alcune zone risultano pressochè disabitate, con nuclei urbani piccolissimi, a fronte di territori agricoli e boschivi di enormi dimensioni. È il caso del Cixerri, del Sulcis, del Sarrabus, del Gerrei, dell’Ogliastra, delle Baronie, del Monte Acuto, della Gallura, del Nuorese. In queste regioni storiche, per una estensione pari a quasi la metà dell’isola, la densità demografica ha valori quasi sempre inferiori a 10 ab/kmq.
Al contrario, vi è una concentrazione della popolazione secondo una linea territoriale che collega Cagliari e Sassari, quasi a ratificare un diretto rapporto di localizzazione dei nuclei urbani col percorso punico - romano, successivamente ripercorso, tra il 1820 e il 1830, dal tracciato della strada reale, l’attuale "Carlo Felice". Il Campidano di Cagliari, la Trexenda, la Marmilla, il Campidano di Oristano, il Marghine, la Planargia, il Meilogu, il Logudoro, il Sassarese costituiscono le regioni a maggiore densità insediativa. Una Sardegna a due facce, se analizzata rispetto alla densità della presenza umana sul territorio, che conferma però lo schema insediativo definitosi fra il 1400 e il 1700, con un numero di villaggi abitati che rimane sostanzialmente stabile dopo le grandi modificazioni del 1300 e dei primi decenni del 1400.






