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Note introduttive
Alle origini
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Il Novecento
Il Novecento
Natalino Piras e Paolo Cherchi

A Bua, per alcuni versi, si può accostare Natalino Piras (1951) autore del racconto Il tradimento del mago del 1986. Un po' racconto, un po' ricerca sul campo, il testo cerca, con scrupolo erudito e intento documentario, di coprire la distanza tra gli antichi contos e la narrazione moderna. Il linguaggio, dal forte spessore metaforico, si misura nel tentativo di dare sostanza anche linguistica al confronto tra la società arcaica e la civiltà industriale e tecnologica.

A parte occorre registrare invece un'esperienza, insolita e forse unica in questo contesto, quella della prosa di Paolo Cherchi (1937). Nella raffinata collana della Fondazione Schlesinger, curata da Anna Lisa Cima, egli ha pubblicato, nel 1988, L'amante tropalico ed altri erostrati.
Erostrati e astripeti (Il Maestrale, 2005) è il titolo della sua ultima opera, riedizione, rivista e ampliata di Herostraticon. Medaglioni di astripeti ovvero dall’osco-umbro al logudorese" (Edes, 2002), pubblicata nel 2002 e vincitrice del Premio Dessì.
Cherchi, che insegna Filologia romanza nell'Università di Chicago, si pone sul versante colto e ironico della scrittura. Appartiene, in qualche modo, a quella cerchia di scrittori che di recente hanno scelto, come oggetto di narrazione, quella particolare umanità costituita dal mondo accademico internazionale, quei docenti universitari che, come i clerici vagantes o gli umanisti di una volta, sono portatori di un sapere tutto moderno, filtrato però attraverso le elaborate produzioni letterarie del passato. La letteratura nasce dalla letteratura, dice uno dei suoi personaggi. Nel vagare da una università all'altra essi lasciano trasparire, insieme alle loro terrestri passioni, irresistibili tratti comici e tic che li rendono singolari e indimenticabili. Un umorismo sintetico, di stile anglosassone, disegna individui nevrotici e sanguigni, nutriti di erudizione, narcisisti e assatanati. Un'umanità metropolitana che ritroviamo nei racconti di Bellow e di quanti altri hanno scelto di portare il lettore dietro le quinte di quel teatro dove si svolgono lezioni, feste e convegni accademici.

Cherchi recupera il gusto e la disinvoltura di una tradizione narrativa che affonda le sue radici nel romanzo greco, latino e perfino medievale. Ma dietro la sua prosa ricca di umori si accampa, al centro della narrazione, il tema tragico dell'esistenza, della solitudine, della lotta per far sopravvivere la propria intelligenza e il proprio destino alla sfida del tempo. È questa la qualità dell'erostrato, gladiatore della gloria e del sesso, che chiede alla vita sempre ulteriori prove per trionfare sulla morte e avere un certificato di esistenza presso i posteri. Una scheda almeno, nello schedario di una grande biblioteca, la babelica biblioteca di Borges, dove "il rifiuto secolare dorme". In questo scenario metafisico e astratto, da oltre tempo, la prosa di Cherchi, elegante e perversa, raggiunge effetti ironici e grotteschi irresistibili.

 
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