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Note introduttive
Alle origini
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Il Settecento
L'Ottocento
Il Novecento
Il Novecento
Gli anni Settanta.

Già Franco Cagnetta, con l'Inchiesta a Orgosolo (1954) e Giuseppe Fiori (1923) con i reportage letterari Baroni in laguna (1961) e La società del malessere (1968) avevano trascritto nella loro prosa colta e rispettosa del dato documentario le vicende dei pastori sardi coinvolti nel "malessere" scaturito dall'impatto con la civiltà industriale e con i modelli di uno sviluppo a senso unico. Ma, dopo il Sessantotto, era sembrato che anche in campo letterario fosse possibile che i protagonisti scrivessero le cronache delle lotte, senza che avessero conquistato una vera e propria competenza della scrittura letteraria.
In questo clima, legato al Sessantotto, si inserisce anche la collana dei "Franchi narratori" o le altre collane analoghe destinate a opere naïf di autori che erano stati partecipi, come si diceva in quegli anni, delle "lotte in corso".

Proprio nella collana dei "Franchi narratori" di Feltrinelli era apparso il "memoriale" di Gavino Ledda (1938) Padre padrone (1975) che era divenuto, grazie ad un intenso lavoro redazionale, un testo iperletterario. Sulla linea della più vivace narrazione orale, il vissuto della iniziazione di un pastore diventava sintomo e referto di un complesso edipico, sociale e politico, che criminalizzava tutti: tutti padri e tutti padroni.
Padre padrone
è la potente evocazione di un universo che si ribella a se stesso e all’ordinamento sociale ed economico da cui è oppresso, filtrata attraverso lo sguardo del giovane protagonista titanicamente proteso verso un sogno di conquista della cultura e della libertà di decidere del proprio destino. Il romanzo è scritto in un ribollente impasto linguistico in cui il sardo imprigionato sembra confliggere con l’italiano: da tale scontro deriva una materia linguistica irta d’asperità ed espressivamente efficace.
Un testo che probabilmente, scritto in sardo, avrebbe accresciuto le sue straordinarie risorse di interesse e di fascino.

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