Riformula in italiano le vicende che personaggi, immersi in un universo di parlanti in sardo, hanno vissuto. Sceglie perciò un italiano che si adatta a una situazione regionale mediante un registro familiare e quotidiano, in grado di rendere le emozioni e le riflessioni di un pastore che sogna ed ha una ricca vita interiore. La sua prosa, la sintassi soprattutto, si adatta al flusso dei pensieri intorno alla dura lotta per sopravvivere, alla bellezza della natura, ai moti della coscienza, agli affetti e alla famiglia. Il suo monologare si realizza spesso in forma diretta, oppure con il discorso indiretto libero.
Anche il suo secondo romanzo, La colpa di vivere (1983), approfondisce il tema della faticosa esistenza umana. Il cambiamento, indotto nel paese dalla meccanizzazione e dalla lotta politica, produce emigrazione e perdita dei valori della collettività e affonda tutti, possidenti e agricoltori, in una palude di angoscia irrimediabile dalla quale emergono solo i ricordi di un passato povero, ma attivo e sereno. La scrittura, sobria e controllata, è in funzione di una costruzione narrativa essenziale e misurata nella sua tensione drammatica.
Sono del 1996 i racconti La valle dei colombi e del 2001 il romanzo Dopo l’estate.






