Michele Columbu (1914) riprende le ragioni del sardismo storico per aggiornarlo alle problematiche contemporanee. Il suo narrare in terza persona assume un punto di osservazione interno e muove dal recupero dell'esperienza di chi ritorna, dalla guerra o dalla prigionia, come in L'aurora è lontana. Dalla Sardegna: Racconti (1968). L'ironia attenua i margini di partecipazione a quell'universo antropologico e prefigura l'attesa di un riscatto, motivo ricorrente nella narrativa di matrice sardista (si ricordi Aurora sarda di Pietro Casu). Il successivo, Senza un perché, segnalato nella cinquina del Premio Dessì del 1992, ha il fascino della fiaba. Compie infatti un passo ulteriore verso una narrazione che, mediante un insieme di punti di vista, realizza la coralità del paese e consente il variare di prospettive di senso che gli avvenimenti possono creare.
Nunzio Cossu (Orotelli 1915- Roma 1971) persegue in Caino una forma di romanzo in controtendenza rispetto al codice narrativo neorealista, nel quale è predominante la ricerca di un linguaggio che poeticamente tenta di restituire al lettore suggestioni primordiali, non soltanto nell'ambientazione, ma anche nei personaggi, colti fantasticamente nella loro psicologia e nei loro atteggiamenti biblici.
La narrazione in terza persona, distaccata come provenisse da ricordi ancestrali, procede a delineare il percorso dell'uomo verso l'accettazione del proprio destino terrestre. Il suo determinarsi avviene, in un'atmosfera mitica, in rapporto con la natura all'esterno e con la coscienza al proprio interno. Nel proposito di aderire ad una natura aspra ed essenziale, la lingua aderisce strettamente alla percezioni e alle sensazioni.






