Le tendenze che si affermano dopo Addis sono già quelle del secondo dopoguerra, quelle del codice narrativo degli scrittori che raccontano l'esperienza della Resistenza, del neorealismo.
Tra la prima e la seconda guerra si colloca l'opera narrativa di
Francesco Brundu, pseudonimo di Francesco Fancello (1884-1970), sodale di Lussu, che partecipa alla lotta antifascista nel gruppo di Giustizia e libertà. Egli afferma un punto di vista sardo, autonomistico, aggiornato rispetto ai complessi nodi politici, antropologici ed estetici che riguardano la cultura e la società sarda, ma anche ai termini del dibattito letterario contemporaneo e del rinnovamento che si attua nella seconda metà del Novecento.Il suo romanzo Il diavolo tra i pastori, viene pubblicato nell'aprile del 1945 a Roma, immediatamente dopo la Liberazione. Un narratore onnisciente racconta in terza persona, in un romanzo saggio, una materia certamente insolita e difficile, lo sradicamento e il blocco antropologico di costumi e tradizioni che dominano in maniera irrazionale la vita di una comunità.
Il secondo romanzo, Il salto delle pecore matte, del 1949, prende il titolo da un impervio luogo della Barbagia dove, un vecchio e cocciuto pastore ha localizzato un filone di piombo argentifero che vorrebbe sfruttare. La miniera, fortemente connotata in senso etnico, allude a un riscatto che guidi i Sardi a riappropriarsi del filone della propria identità. La narrazione in terza persona trasferisce nella pagina pensieri, sentimenti ed emozioni, progetti dell'io narrante, organizzati in un intreccio ben costruito ma lento.
Egli impiega un italiano letterario che è il risultato delle raffinate esperienze degli anni Trenta - Quaranta e che tiene conto dell'incontro di due culture le cui reciproche concessioni finiscono per attenuare il continuo scambio tra concretezza e squisitezza letteraria.






