Formatosi a Torino, Firenze e Roma, ha pubblicato i suoi primi racconti nella Fanfulla della Domenica e in vari giornali torinesi. Del 1905 è Gloria oratoria, del 1920 la raccolta Il divorzio e del 1926 quella che prende il titolo dal racconto Giagu Iscriccia. Più che al romanzo vero e proprio, egli propende per il racconto lungo o per la novella. Si ricollega, in questo, alla tradizione novellistica italiana, e quindi è in controcorrente rispetto alla tendenza rappresentata dai seguaci della Deledda e in linea, semmai, con il gusto eclettico proprio della prosa d'arte.
Ambienta i suoi racconti in Gallura che descrive con uno stile nitido e preciso mutuato dai modelli letterari della prosa toscaneggiante di estrazione rondista e, al limite, nei racconti più tardi, strapaesana. Il suo modello narrativo propende al bozzetto, talora grottesco, e, tuttavia, capovolge la rappresentazione tradizionale dell'Isola e, con umore argutamente polemico, ne dissacra lo stereotipo di una memoria melensa e acritica che rischia di chiuderla al mondo e alla modernità.






