La sua vasta produzione in lingua italiana comprende inoltre i romanzi Ghermita al cuore (1920), Il voto (1921), Per la Sardegna (1922), La dura tappa (1923), Tra due crepuscoli (1924), Mal germe (1925), La voragine (1926), Santa vendetta (1929), Cuore veggente (1938).
In conformità con i propositi enunciati, la sua narrativa risponde ad una esigenza di sentimenti profondi, di passioni forti nutrite da modelli barbarici con i quali lottano sentimenti nobili e modelli dell'etica cristiana; la sua lingua è costruita sui moduli illustri della tradizione tardo-ottocentesca.
Una produzione, insomma, fortemente datata che ha contribuito a confermare l'immagine di una Sardegna di maniera, museo del folklore, nella quale sopravvivono tradizioni e riti arcaici. Pietro Casu fu studioso della lingua sarda e sostenitore della sua dignità e dell'urgenza di difenderla e tutelarla.
Ha tradotto la Divina Commedia (Sa Divina Cummedia), ha lavorato ad un Vocabolario Sardo Logudorese-Italiano (2002) ed ha scritto poesie che sono state raccolte nell'edizione postuma del 1978 col titolo di Cantones. Nelle Preigas (Prediche), anch'esse pubblicate postume nel 1978, cercò di trovare un punto d'incontro tra la tradizione religiosa locale e la prosa dell'eloquenza religiosa classica e moderna: le prediche, che egli teneva come predicatore ormai famoso, costituiscono uno dei pochi esempi di prosa in lingua sarda impiegata nel contesto tipico dell'oralità.






