- Il percorso compiuto nella valutazione delle pagine deleddiane è stato lungo e difficile.
- La Deledda è stata a lungo considerata una sorta di corpo estraneo rispetto alla Sardegna, e l’isola da lei descritta è stata a lungo giudicata come troppo lontana da lei, che l’avrebbe guardata con uno sguardo troppo esterno.
- A lungo le è stato rimproverato di non essersi occupata della sua terra come avrebbe dovuto.
- In realtà la Deledda è discepola di Costa ma rompe con una tradizione secolare di illustrazione della Sardegna, di milizia scrittoria sotto le bandiere della patria sarda, di ritratti a tutto tondo d’eroiche virtù dei condottieri e del popolo.
- La scrittrice pone in primo piano la ragione narrativa e la segue sino alle estreme conseguenze, sino a dare un’immagine negativa della sua terra ogni qual volta quell’immagine sia funzionale al progetto narrativo.
- A guardar bene le cose, sotto l’immobilità è possibile intravedere un movimento, sotto la rassegnazione una tensione forte, sotto l’atemporalità una dimensione storica.
- Ma, soprattutto, difficilmente potremmo ancora sostenere che la Deledda guardi alla Sardegna con gli occhi "con cui la vedono i continentali": la guarda con occhi esperti e non indifferenti, decisa a trarne quanto è possibile sul piano degli impulsi narrativi e del richiamo di lettori lontani, ma raggiungibili attraverso la suggestione che la pagina letteraria trasmette.






