A Roma, dove si trasferisce nel 1898 col marito conosciuto in Sardegna, questo nucleo originario trova nuovi strumenti concettuali ed espressivi: influiscono su di lei gli autori russi (Dostoevskij, Tolstoj), ma anche D'Annunzio, Sue, Hugo, la Serao e Manzoni. Ciò spiega perché i suoi romanzi della maturità non possono essere iscritti nella tradizione verista, nonostante l'ambientazione regionale e l'orizzonte antropologico rustico che li caratterizza.
In essi giocano sempre un ruolo determinante psicologie tormentate, complesse, a volte svigorite, a volte passionali, la cui matrice è da una parte il Decadentismo e l'incertezza sull'unicità dell'io che lo caratterizzava, dall'altra la lotta - di origine tutta sarda - per l'identità, in un orizzonte storico che in entrambi i poli, quello tradizionale e quello moderno, sembra negare il diritto all'autenticità del desiderio (si pensi a Elias Portolu, 1903, Cenere, 1904, L'Edera, 1906, Canne al vento, 1913, Marianna Sirca, 1915).
La sua rappresentazione dell'Isola, di se stessa e della storia, diviene progressivamente il risultato di una visione estetica ed antropologica maturata anche nell'ambito della cultura europea della Secessione, ossia di quella cultura che recupera i linguaggi e le culture delle civiltà diverse (ma non per questo connotate come esotiche) da quella egemone dell'Europa occidentale, come luoghi dell'autenticità contro il conformismo, della vitalità contro l'esaurimento, della curiosità contro la sazietà, anche quando questi luoghi originari e originali sono occupati dal senso dell'incompiutezza, del dolore, della frustrazione, di cui sono vessilli la colpa, il rimorso, il desiderio frustrato dalla morte. A Roma intrattiene rapporti e promuove gli artisti definiti della "Secessione sarda" (Biasi e Figari) e da Roma influenza una generazione di scrittori sardi.






