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Indice sezioni
Note introduttive
Alle origini
Il Cinquecento
Il Seicento
Il Settecento
L'Ottocento
Il Novecento
Il Novecento
Il dibattito letterario

La vera riforma letteraria che si compie nel Novecento nasce da una parte, il versante critico, dall'assunzione del problema del pubblico in modo diverso da come era stato considerato in età romantica e postromantica, dall'altra dalla critica, condotta dagli autori, all'omologazione estetica e linguistica che un frainteso nazionalismo e l'esasperato razionalismo positivista andavano imponendo in Europa.

Antonio Gramsci aveva iniziato le sue riflessioni sulla letteratura nazionale muovendo giustamente dalla questione principale, l'annosa questione del perché la letteratura non è popolare in Italia. Oggi prescindendo dalla nozione di nazional-popolare, il problema non può essere affrontato se non dal versante del plurilinguismo e del multiculturalismo.

Per coinvolgere nella letteratura un destinatario e un pubblico è necessario parlare la medesima lingua. In un processo comunicativo, non superficiale, occorre infatti che autore e pubblico abbiano in comune naturalmente il codice linguistico e possibilmente una buona fetta della medesima enciclopedia del sapere. In questo modo si possono far circolare modelli culturali tradizionali e nuovi per attuare un confronto che faccia crescere la società locale. Per questo la comunicazione letteraria tende ad essere plurilingue. Grosse fasce di pubblico sono state escluse per secoli dal "servizio" della comunicazione letteraria nella lingua ufficiale dello Stato e sono state servite, di fatto, da quella orale e scritta nelle lingue impiegate localmente, un patrimonio inesplorato ed un'esperienza inestimabile.

I problemi che questa letteratura plurilingue pone oggi non sono diversi da quelli che hanno creato e creano ancora le letterature nelle diverse lingue nazionali: i problemi già noti della traduzione con in più la coscienza della relativa intraducibilità del testo letterario e della necessità, per capire a fondo, di appropriarsi di quella lingua o di quel "dialetto". Si spiega così, da una parte, l'interesse crescente per le letterature regionali e, dall'altra, l'attenzione ai poeti dialettali, a quelli cioè che, invece di ricorrere al monolinguismo tradizionale della nostra lirica ricorrono ad una lingua "altra", da Noventa, a Pierro, da Marin a Pasolini, allo stesso Zanzotto.

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