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Note introduttive
Alle origini
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L'Ottocento
Il Novecento
L'Ottocento
Pompeo Calvia

Alla fine dell'Ottocento appartiene, in forma originalissima, anche la poesia di Pompeo Calvia (Sassari 1857-1919). Fu professore di disegno nel Convitto nazionale di Sassari e copista presso l'Archivio Comunale della stessa città. Collaborò a varie riviste e giornali di Sassari e dell'Isola. Con lo pseudonimo di Livio de Campo accettò che il Costa pubblicasse un suo romanzo storico, Rosa Quiteira, che narra la sfortunata vicenda della figlia di Leonardo de Alagon, prigioniera con i fratelli nel castello di Sassari dopo la battaglia di Macomer. La sua fama è legata soprattutto alla raccolta di poesie, prevalentemente sonetti, Sassari mannu. Visse l'atmosfera di fervore intellettuale che contraddistingueva la cultura sassarese in quel periodo e che aggregava allora, per ragioni di Università, di foro, di editoria, anche l'ambiente intellettuale di Nuoro. Sassari era poi il centro del movimento repubblicano e democratico dell'Isola, mentre nelle miniere del Sulcis cominciavano ad apparire i primi predicatori del socialismo e Nuoro aveva conosciuto, intorno al 1868, i moti di A su connottu.

Calvia cercò nel dialetto di Sassari i toni e i timbri di colore adatti a raccontare la crisi di crescita di una città che usciva da una economia e da una civiltà che erano rimaste immobili per quasi cinque secoli, mentre vedeva sorgere esigenze nuove che avrebbero cancellato il volto della vecchia Sassari. Anche il titolo è da intendersi come "Sassari antica", con le sue tradizioni e il suo colore locale. Egli sperimenta l'innesto sul sassarese dei procedimenti che Pascarella prima, e poi Trilussa, avevano applicato al romanesco.

Da Pascarella viene mediato il gusto dell'esplorazione del mondo vernacolo con le sue strade, i suoi vicoli, i quartieri popolari, gli interni di case, di caffè, di osterie, il mondo delle feste popolari e delle processioni e di taluni personaggi plebei di ingegno e di lingua pronta. Nel delineare questi personaggi l'humour del poeta trova nell'ultima terzina, proprio come in Trilussa nella conclusione del sonetto, la soluzione, piuttosto umoristica che comica, di una situazione umana osservata con spirito disincantato e bonario. Lo stesso spirito venato di malinconia lo induce inoltre a rievocare con accenti teneramente patetici gli affetti familiari e la gioventù rapidamente trascorsa.

Nelle sue opere Calvia esprime una personalità individuale che consuona con le correnti culturali e letterarie contemporanee: in questo si distacca dalla tradizione ottocentesca. Egli sposta il centro dell’attenzione dai fatti d’arme e dalle speranze di vittoria verso il momento più raccolto della sofferenza che segue la sconfitta, mettendo a fuoco il dramma personale e sentimentale della giovane figlia di Leonardo Alagon.

Nella sua opera non mancano gli spunti politici e patriotici, in un amalgama talvolta ingenuo, ma anche interessante per i modi in cui sono rappresentati gli ambienti civili delle città sarde, e gli strati popolari cui viene assegnato il compito di interpretare gli autentici valori della sardità.

 

 
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