Un tentativo analogo a quello di Tola fece Pietro Martini con la sua Biografia sarda, ma si limitò a sole 159 schede basate quasi esclusivamente sulle fonti reperibili a Cagliari. Per il resto, l'opera del Martini, fu segnata indelebilmente dall'essere egli la vera vittima dei Falsi d'Arborea; vi credette più di altri (si pensi allo Spano e all'Angius) e su quelle carte false spese l'ultimo ventennio della sua vita. Morì prima che Mommsen e gli altri membri di una commissione nominata dall'Accademia di Berlino li dichiarassero falsi.
Giovanni Siotto-Pintor, magistrato e deputato al Parlamento, si dedicò alla storiografia letteraria.
È autore della Storia letteraria di Sardegna (1843-1844), inficiata dal suo essere esageratamente filopiemontese (e antispagnolo).
Il suo italianismo lo porterà negli anni successivi a farsi tra i più convinti fautori della cosiddetta fusione, posizione che dovette poi rivedere per passare ad una linea autonomista. Nonostante i limiti, la Storia letteraria di Sardegna ha ancora il merito di offrire al lettore una straordinaria quantità di materiali, per altro organizzati con una certa sapienza.






