La spinta all’integrazione spiega anche i rapporti tra la letteratura in lingua sarda e quella in lingua italiana.
Intanto si registra una specializzazione sul fronte dei generi:
- il sardo per la poesia (più diffusa nel mondo rurale e diretta ad un pubblico cantonale e più vicino all’area di appartenenza del poeta)
- l’italiano per la prosa (prerogativa dei poli urbani)
Nel mondo rurale cominciano ad affermarsi come autori, oltre ai religiosi, i borghesi e i popolani.
Dal punto di vista del linguaggio artistico e letterario il Neoclassicismo di importazione piemontese tende ad assolvere un compito unificante della società sarda con quella continentale, con contrassegni di neutralità politica.
I maggiori centri sardi cedono inizialmente a questa sollecitazione. Ma saranno proprio gli artisti, i pittori e soprattutto i poeti, a farsi promotori di una riappropriazione critica dellla propria storia e della propria lingua.
Entrano in tensione dialettica, non sempre criticamente consapevole, due tendenze:
- la prima tesa a salvaguardare l'autenticità e l'originalità della tradizione isolana che trovò nel paesaggio la migliore metafora ideologica;
- la seconda, difesa dai ceti urbani, che spinse nella direzione dell'integrazione e dell'equiparazione della Sardegna nell'orizzonte nazionale ed europeo, avvertito come orizzonte di civiltà e modernità al quale potevano e dovevano essere sacrificate alcune peculiarità della Sardegna perché arcaiche e ostili ontologicamente al progresso e al mutamento.






