Funzionario del governo piemontese, Giuseppe Cossu dedicò ogni energia al piano di riorganizzazione dei Monti predisposto dal conte Bogino. Con quello strumento il governo piemontese intendeva porre rimedio alla miseria dei contadini privi di capitali e quindi oppressi dall’usura, oltre che dal fisco.
I Monti, dotati i propri terreni sui quali gli agricoltori avrebbero potuto lavorare gratuitamente, disponevano anche delle scorte granarie da anticipare per la semina.
Ogni azione di Giuseppe Cossu, funzionario sabaudo, venne sorvegliata e guidata da Torino, censurata e respinta quando non conforme agli orientamenti impressi al processo di rifiorimento della corte piemontese.
Cossu nutriva infinita fiducia nella possibilità di contribuire attraverso una seria pianificazione economica, al risollevamento delle sorti dell’isola e dei suoi abitanti.
Quando si accorse che la coltura granaria non avrebbe potuto, da sola, determinare un radicale risanamento delle condizioni economiche dell’isola, egli pensò alla possibilità di rifiorire che veniva offerta a tutta l’Europa (quindi, anche alla Sardegna) dalla coltura del gelso, dall’allevamento dei bachi da seta e dalla sua produzione.
Per diffondere le sue idee scrive, in sardo campidanese, La coltivazione de’ gelsi e propagazione de’ filugelli in Sardegna, un vero e proprio manuale di istruzioni per gli agricoltori.






