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Note introduttive
Alle origini
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Il Seicento
Il Settecento
L'Ottocento
Il Novecento
Il Settecento
La poesia in sardo

Nel Settecento ebbe una notevole diffusione la poesia in sardo, soprattutto legata al mondo tradizionale delle poesia orale che veniva affidata alla memoria degli ascoltatori.

Pietro Pisurzi (1724-1799), di umili origini, compiuti fra notevoli difficoltà economiche gli studi fino a divenire sacerdote e poi parroco di Tissi, elaborò un’ampia produzione poetica andata per lo più perduta.
Ciò che è giunto fino a noi è però sufficiente a farci apprezzare le qualità di un autore capace di mettere in relazione nei suoi versi le ascendenze letterarie con la freschezza derivante dal riferimento a un mondo della realtà dal quale era possibile attingere non solo tematiche ma anche modalità stilistiche e linguistiche.
Godono di vasta notorietà due sue canzoni, S’abe e S’anzone, favole nelle quali le massime morali e i contenuti allegorici sono espressi con levità poetica.

Giovan Pietro Cubeddu (1748-1829), noto come Padre Luca, sacerdote scolopio, abbandonò l’ordine a causa di una malattia e si ritirò a vivere nelle campagne fra Buddusò e Bitti prima, e poi, come servo pastore capraro, in quelle fra Dorgali e la spiaggia di Cala Luna.
In questi anni, molto probabilmente, compose i versi migliori: canzoni di vario metro in dialetto logudorese, dove è rappresentato l'idilliaco mondo pastorale, secondo i gusti dominanti nella cultura letteraria italiana del Settecento.
Tra i componimenti del Cubeddu non incentrati sulla tematica amorosa o pastorale, emerge la favola Su leone e s'ainu. La sua poesia è ricca di echi della poesia moraleggiante classica e della tradizione cristiana degli exempla.

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