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Indice sezioni
Note introduttive
Alle origini
Il Cinquecento
Il Seicento
Il Settecento
L'Ottocento
Il Novecento
Il Settecento
I cambiamenti

Nel 1720 l’isola è assegnata al Piemonte, che avrebbe preferito mantenere la Sicilia. Termina così la dominazione spagnola cominciata nel 1323.
La situazione dell’isola è grave per ragioni di diversa natura:

Il Settecento è dunque per i sardi un secolo di importanti mutamenti.
Dopo aver gravitato per secoli nell’orbita culturale del mondo ispanico, l’Isola fu ricondotta nell’area della cultura italiana.
La dinastia dei Savoia, per crearsi una base di consenso allargata, si preoccupò di formare una classe dirigente che rispondesse meglio alle esigenze di una società civile improntata a modelli, se non proprio illuministici, almeno più moderni.

Per contrastare l’uso del castigliano, che continuò ancora a lungo ad essere la lingua ufficiale del Regno, i Piemontesi, nonostante si fossero impegnati col trattato di Londra a non modificare lo stato di cose esistente, e cioè l’arretrata articolazione feudale del Regnum Sardiniae, promossero lo studio dell’italiano, istituendo nuove cattedre di grammatica e di eloquenza italiana che dovevano italianizzare le professioni.

D’altra parte, per trovare consenso nel popolo e per decastiglianizzare la Sardegna più in fretta, promossero anche l’uso della lingua sarda. Questo programma di doppio binario linguistico, rivolto a rimuovere le tracce del vecchio potere feudale spagnolo e a consolidare il nuovo ordine, continua per tutto il Settecento, e comincia a dare i suoi frutti, per quel che riguarda la comunicazione letteraria, alla fine del secolo con una larga produzione di versi scritti in sardo che merita già attenta considerazione, ma anche con buone opere di divulgazione "scientifica".

 
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