La sua prima opera è Sa vida su martiru et morte dessos gloriosos martires Gavinu, Brothu e Gianuari (1582), argomento (l’epopea dei santi, abbastanza innocua politicamente e culturalmente) sopravvissuto alla catastrofe della guerra e già trattato, come si è visto, dal vescovo di Sassari Antonio Cano.
Il suo scopo era duplice:
- dare dignità letteraria al logudorese
- affrontare e recuperare un tema nazional-religioso molto noto e diffuso, e quindi vocato ad assumere funzioni edificanti.
Nel 1597 Araolla pubblica la raccolta di poesie in diversi metri intitolata Rimas diversas spirituales, nella quale include testi in sardo, in castigliano e in italiano. Il suo programma è cambiato: non più un orizzonte tutto interno di nobilitazione del sardo e della Sardegna, ma un inserimento di quell’obiettivo nel contesto culturale dell’Italia e della Spagna.
Araolla conosce la grande letteratura italiana, anche quella contemporanea; ha studiato, analizzato e riflettuto, riuscendo ed elaborare un programma acuto e moderno; a lui si deve la stesura del bando della nuova letteratura sarda.
Come la maggior parte degli autori sardi, anche Araolla confronta le proprie esigenze espressive con le opere realizzate da sos eccellentes et famosos Poetas Italianos et Spagnolos.






