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Note introduttive
Alle origini
Il Cinquecento
Il Seicento
Il Settecento
L'Ottocento
Il Novecento
Il Cinquecento
La letteratura celebrativa ed encomiastica

Elevare la Sardegna ad una dignità culturale pari a quella di altri paesi europei significava anche elevare ed integrare nel sistema europeo i sardi, e in particolare i sardi colti, che si sentivano privi di radici e di appartenenza nel sistema culturale continentale.

Anche quando scrissero in sardo (come fece l’Araolla), anziché in latino o in italiano, lo fecero sì per esigenze di comunicazione interna - forse è il caso di ricordare che non pochi di essi erano sacerdoti e dunque con una naturale inclinazione per i generi e i toni didascalico-moraleggianti - ma soprattutto per dotare la Sardegna di quella tradizione letteraria, e quindi di quel lustro e di quella nobiltà che, mancando, la rendeva negletta.

In pieno ‘700 neoclassico il gesuita Matteo Madao tentò un’analoga operazione con una maggiore disponibilità a sostituire con l’invenzione ciò che la storia non forniva.

Nell’Ottocento, il canonico Giovanni Spano trovò che anche la lingua dovesse essere nobilitata e resa più illustre con l’inserimento di tanto lessico italiano, latino e ebraico.

È, insomma, una costante di alcuni autori sardi tentare una costruzione artificiale della lingua letteraria. I processi di imitazione ingenua delle lingue letterarie affermate svelano con chiarezza la debolezza del sistema letterario interno, dovuto a carenza di lettori, di istituzioni educative e culturali, alla reale natura sovrastrutturale dell’attività letteraria nel contesto di povertà e di privilegio.

 
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