Il pluralismo linguistico si riflette anche nelle scelte linguistiche degli autori sardi.
- L’algherese Antonio Lo Frasso (seconda metà del XVI secolo) scrive in castigliano e solo marginalmente in catalano e in sardo;
- il canonico Gerolamo Araolla (1545 - fine del sec. XVI) scrive in castigliano, italiano e sardo;
- il nobile bosano Pietro Delitala (1550 - 1592 circa) in italiano;
- l’umanista Gian Francesco Fara scrive in latino;
- Sigismondo Arquer in latino, italiano e castigliano.
- Un cenacolo di studiosi sassaresi vive ed opera fra Sassari e le università di Pisa e di Bologna, scrivendo, dato l’ambito accademico in cui agiscono, prevalentemente in latino.
In questo quadro va intesa la caratteristica principale del Cinquecento isolano:
- per la prima volta la Sardegna diviene oggetto di studio
- il sardo viene utilizzato nella poesia amorosa e in quella celebrativa e encomiastica.
È da rimarcare, tuttavia, che gli autori non sono mossi da un forte sentimento di appartenenza, da un’identità sarda avvertita come culturalmente rilevante. Essi non scrivono di Sardegna o in sardo per inserirsi in un sistema isolano, ma per iscrivere la Sardegna e la sua lingua in un sistema europeo, per farla conoscere, dipingendola secondo le forme e i codici della cultura europea.






