Nel 1566 Nicolò Canelles fonda a Cagliari la prima stamperia, che comincia a stampare con regolarità testi per lo più d’argomento religioso, anche se non mancano i titoli degli autori classici. A questa attività, a partire dal 1571, Canelles affianca quella della diffusione di libri pubblicati altrove.
Il confronto con la cultura del tempo si mantiente nonostante le gravi difficoltà dell’isola quali:
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pestilenze
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scorrerie barbaresche
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calo demografico
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effetti devastanti della guerra franco spagnola
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basso livello dell’istruzione pubblica.
La vivacità culturale del periodo è provata anche dal numero dei libri posseduti da alcuni illustri personaggi dell’epoca.
Permane il pluralismo linguistico:
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Il catalano è prevalentemente la lingua delle attività giuridiche e amministrative, a Cagliari in particolare. Nel periodo dal 1450 al 1550 penetra anche in ambiti sociali non elevati e nelle zone dell’isola da cui in precedenza era escluso.
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Il sardo, pur in posizione subalterna, è vivo in tutte le parti dell’isola, soprattutto negli ambienti popolari. Il suo utilizzo in campo giuridico e notarile resistette grazie alle disposizioni della Carta de Logu e all’azione di alcuni centri religiosi.
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L’italiano è marginale e diffuso soprattutto negli ambienti del commercio genovese.
Il castigliano comincia a diffondersi, non senza difficoltà.






