È significativo che nella Sardegna della fine del XV secolo, dove già cominciava a brillare il prestigio del castigliano, lo stesso destino della tradizione isolana colpisce la letteratura in catalano.
Ci rimangono infatti solo tre testi:
- il Cant de la Sibilla,
- la Vida y miracles del benaventurat sant’Anthiogo, entrambi di ambito paraliturgico nel quale si iscrive anche la tradizione popolare di goigs,
- e le Cobles de la conquista des francesos, che celebrano il fallimento dell’invasione di Alghero da parte del Visconte Guglielmo di Narbona, nemico del re d’Aragona in quanto erede del titolo e dei beni dei Giudici di Arborea.
La stabilità politica acquisita alla fine del Quattrocento, che iscrisse definitivamente la Sardegna nel sistema iberico, non si tradusse immediatamente in un’egemonia culturale e linguistica castigliana.
La storia linguistica della Sardegna dal Trecento ai primi del Cinquecento può essere così schematizzata:
- il sardo, in posizione subalterna dopo la caduta dell’ultimo Giudicato, resistette alla riduzione a puro e semplice dialetto grazie alle disposizioni della Carta de Logu, che ne legittimarono l’uso notarile e giuridico, e all’azione di alcuni centri religiosi e culturali quali quelli francescani;
- il catalano penetrò lentamente, specie nel secolo che va dal 1450 al 1550, anche in ambiti sociali non elevati e nelle zone dell’Isola da cui era rimasto in precedenza escluso;
- il castigliano si affermò inizialmente per il prestigio di cui godeva, poi per un’azione autoritaria realizzata specialmente dalle strutture ecclesiastiche;
- la tradizione italiana perdura fortemente fino al XVI secolo, dopo si indebolisce fortemente.






