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Alle origini
Agiografia e cronaca

Umberto Cardia ha definito la Sardegna giudicale come "il più complesso sforzo che i sardi abbiano prodotto, nella loro storia millenaria, per organizzarsi secondo il proprio genio, secondo consuetudini e leggi proprie".


Fra gli influssi culturali destinati a incidere sul mondo giudicale, particolarmente significativi sono quelli con Pisa e Genova, le città marinare con le quali, dal 1016, era stato avviato un rapporto destinato a durare nel tempo.
Importanti anche quelli derivanti dalla presenza di ordini religiosi quali i Vittorini (di Marsiglia) o i Camaldolesi, che esercitarono non trascurabili effetti anche sulla circolazione dei libri.
Le poche opere di quel tempo giunte fino a noi, a cominciare da quelle di carattere agiografico, confermano l’impressione che l’ambiente in cui vennero composte condividesse le conoscenze letterarie proprie del tempo.

Una certa capacità di elaborazione narrativa traspare anche in opere di carattere cronachistico, quale il Libellus Judicum Turritanorum.
Si tratta di una breve cronaca del XIII secolo dedicata ai Giudici di Torres che narra degli eventi politici e familiari dei diversi regoli succedutisi sul trono turritano dal 1065 circa al 1259, anno in cui morì Adelasia, moglie di Enzo di Hohenstaufen figlio dell’imperatore Federico II.
Ci è pervenuta attraverso una copia del XVII secolo conservata nell’Archivio di Stato di Torino.

L’autore, anonimo, era probabilmente un monaco. Sebbene risulti evidente il punto di vista filo-papale, la cronaca è preziosa per la ricostruzione delle genealogie medievali sarde, per la comprensione del clima politico del tempo e per la ricostruzione del profilo psicologico di alcune figure rilevanti, come Gonario II de Lacon-Gunale che regnò dal 1124-27 al 1154, quando si ritirò a Clairvaux dove morì e dove ancora è venerato come beato.

È scritto in sardo logudorese, con una patina linguistica castigliana dovuta al lavoro del copista seicentesco. Presenta un’apprezzabile regolarità sintattica.

 
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