Sebbene non esista una letteratura medioevale in lingua sarda, se si esclude il Libellus iudicum turritanorum, esiste una copiosa produzione documentaria.
La Sardegna ha sempre mantenuto il senso pragmatico della scrittura, quello orientato alla tutela dei patrimoni. Sembrano semmai i monaci nuovi venuti ad adeguarsi alla lingua di questo sistema di testi scritti che riusciva a disciplinare in modo efficace i rapporti di scambio e di proprietà.
In questo quadro di fortissimo valore pragmatico della scrittura vanno inseriti i Condaghi.
I Condaghi sono registri patrimoniali originariamente (in età bizantina) costituiti da singole schede cucite le une alle altre e arrotolate intorno ad un bastone (chiamato in greco comtacion da cui appunto il termine 'condaghe').
In età medievale, alla struttura a rotolo si sostituisce quella a libro che è giunta fino ai nostri giorni.
Tra i Condaghi giunti fino a noi:
- Il Condaghe di S. Pietro di Silki
- I Condaghi di San Nicola di Trullas
- Il Condaghe di S. Maria di Bonarcado
- Il Condaghe di S. Michele di Salvennor
- Il Condaghe di S. Pietro di Sorres






