Il
perdurare di una vitalità della tradizione latina (e della cultura
medioevale scritta) in epoca bizantina è testimoniata dalle legendae e dagli officia
(vita e tradizione liturgica) dei santi e dei martiri sardi, databili a
partire dall’XI secolo. I più importanti tra questi sono:
- Sant’Efisio
- San Lussorio
- Sant’Antioco
- San Giorgio di Suelli
- Gavino, Proto e Gianuario, martiri turritani
In
Sardegna le prime testimonianze in sardo o in latino risalgono al
periodo che va dall’ultimo quarto del secolo XII all’inizio del XII e
provengono o dalle cancellerie dei Giudicati o da monasteri e basiliche.
Nella lingua scritta il volgare sardo e il latino continuano ad
alternarsi, mentre esistono testimonianze di una produzione agiografica
autoctona intorno ai monasteri.
Questo repertorio documentario in lingua sarda è copioso e precoce,
rispetto a quello di altre regioni italiane, e generalizzato, ossia non
limitato ad una particolare area dell’Isola.
Sono testi su cui spesso i filologi e i paleografi si sono divisi. In realtà sono autentici, ma complessi.
Le grafie sono anacronistiche rispetto alla data della redazione e sono
spesso una sintesi originale, ma inconsapevole, di diversi stili di
scrittura (carolina, gotica, onciale e semionciale).
La lingua, invece, è prevalentemente sarda, nelle sue diverse varietà dialettali (logudorese, arborense e campidanese).
Il problema che essi pongono è l’accertamento di quale consapevolezza
avessero gli scrivani di produrre in una lingua diversa dal latino e
quindi di quale conoscenza avessero del latino. La coscienza di tale
diversità sta alla base dell’uso consapevole del volgare rispetto al
latino.






