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PARIDE ROMBI


Milano, Editrice Leader, 1969
Perdu
Paride Rombi

La storia di Perdu incomincia dal giorno in cui Angiuledda Vargiu, sua madre, andò sposa ad Efisio Manzella. Perdu, in quel giorno di metà maggio, aveva esattamente sette anni e mezzo.

La vita del bambino, prima di quel giorno, era stata priva di storia, simile, vale a dire, a quella di tanti altri bambini del Sulcis che, come polloni di lentischio spuntati all'insaputa di tutti nel bosco, conducono la loro ignorata esistenza in quel mondo ignorato.

Angiuledda Vargiu, figlia di "tziu" Manueli Vargiu contadino delle terre del conte Salazar, aveva appena quindici anni ed era ancora nubile quando le nacque il bambino, cui ella, per devozione a San Pietro Apostolo, pose il nome di Perdu, che in sardo significa appunto Pietro.

Il bambino, fino all'età che si è detta, crebbe nella casa del nonno, gracile al pari di una canna di avena selvatica venuta su fra le rocce. La sua esistenza trascorse in un quasi totale abbandono. La mamma sempre lontano, a Iddarta o in altri paesi, a servire come domestica presso qualche famiglia, secondo un'abitudine difusissima fra le ragazze sulcitane. Si diceva anzi che fosse in una di queste lunghissime migrazioni fuori di Terreluxi che la ragazza avesse rimediato quella maternità; naturalmente lo si diceva d'arbitrio, senza nessuna sicurezza.

 
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