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arte aspirazioni colori contatti con altri paesi costumi emigrazione flora e fauna gente geografia giornalismo istruzione italia ed europa leggende limiti lingua modi di dire nazioni extraeuropee religiositÓ riferimenti letterari storia

Arte

La bella di Osilo

Marcello Cossu

p. 24
La sagra è quasi integra e assai bella per l'antichità che conserva. Essa è dello stile medievale; è disposta in forma di croce latina ed ha una sola navata. Aveva anche il pregio d'una magnifica travatura simile a quella di San Gavino di Portotorres, però i moderni guastamestieri nell'intento di restaurarla, le hanno sviato il bel carattere. Al luogo della travatura fu costrutta una lurida volta - furono chiuse le aperture ogivali d'origine pisana, e il finestrone rotondo d'onde prendeva la luce, fu trasformato in una sguaiata finestraccia. Sull' altare maggiore si conserva tuttavia un simulacro, che rappresenta San Michele vestito alla guerriera, a cui era intitolata la chiesa. Il monastero oramai distrutto dalle infinite ricerche di sognanti tesori, era anch'esso opera pisana: fu fondato nel 1139 da Mariano II, Regolo di Torres, - principe pietoso, sapiente, e oltre ogni dire benefattore - con bolla di  Papa Innocenzo II. Esso aveva un sol piano superiore e veniva posseduto in uno alla chiesa, sobborgo, con rispettive terre, schiavi ed armenti, da quei monaci Benedettini detti di Vallombrosa. Costoro, ogni anno ai 29 settembre, vi celebravano una gran festa con tutto lo sfarzo monacale d'allora. I villaggi vicini, gran parte del Logudoro e d'altre contrade dell'Isola, vi concorrevano, massimamente per assistervi all'Apertura della Porta Santa, che si eseguiva nella chiesa con un mondo di curiose cerimonie e colla concessione d'indulgenza plenaria.

arte, costumi, geografia, italia ed europa, religiositÓ, storia

p. 24
La Marmora – Itinerario di Sardegna a pag.578

arte, riferimenti letterari

p. 46
Le campane di Salvenero pertanto aveano ripresa lena. Ora si segnavano i rintocchi delle cerimonie. Entro chiesa, sull'altare maggior e, si stava apparecchiando un sontuoso faldistorio a frange d'oro, tempestato a borchie - ed un altro fuori dalla sagra presso alla Porta Santa, la quale era una porticina praticata nella parete della stessa sagra - in quest'ultimo sarebbesi seduto l'Abbate prima di eseguirsi la solenne apertura. La chiesa era addobbata da larghi drapelloni rabescati – gli ori e gli argenti vi erano a profusione – i ceri, innumerabili. - Un raggio di sole penetrando nella rotonda invetriata, illuminava fantasticamente la maggior parte della navata. Quivi, in mezzo ad aurei candelabri disposti in bell'ordine, e ad una moltitudine di popolo infervorato nella preghiera, s'ergeva il simulacro del glorioso Santo. All'ora stabilita si celebrò la messa con tutta pompa, fra un concento di coristi e di monaci - indi si fece la solita processione in giro al sobborgo col simulacro del Santo: mancava solo l'apertura della Porta Santa. Finalmente l'Abbate del monistero, rivestito di abili sacerdotali, si dispone d'intraprendere l'ambita cerimonia. Egli compare sulla soglia della sagra: venerando è il suo aspetto, maestoso il suo sguardo; la sua fronte è rugata per la tarda etò - i suoi bianchi capelli sono cinti da una mitra di fino zendado a diamanti. Egli si appoggia con gravità pastorale al baccolo d'argento; lo segue un corteggio di monaci e di maggiori, portanti croci e bandiere a vari colori - e contegnosi e pronti ai suoi ordini. L' Abbate volge i passi alla Porta Santa -  tutto il popolo gli tien dietro con indescrivibile ansietà. - Egli vi giunge e si siede sul faldistorio. Tre dei più rispettabili anziani si presentano allora a lui, e uno di essi gli porge un martello; egli lo riceve con austero cipiglio e si avvicina alla misteriosa porta vi batte tre colpi misurati, ed ecco il sospirato varco aprirsi -  la porta cigolando sui cardini si spalanca e un onda di popolo vi prorompe intuonando l'inno di ringraziamento a Dio. La solenne cerimonia era qui finita. Quella porta si lasciava aperta per lo spazio di un mese – quando si racchiudeva – vi era concessione d'Indulgenza Plenaria per tutti coloro che l'avevano varcata.

arte, colori, costumi, lingua, religiositÓ

p. 95
Il Castello d'Osilo fu costrutto dai marchesi Malaspina che lo possedevano nel 1272, dopo la morte di Enzo, o meglio, dopo la caduta del Giudici del Logodoro. Nel 1315, in seguito delle convenzioni che passarono tra i Marchesi ed i Re d'Aragona, prima che D. Alfonso effettuasse la sua spedizione di Sardegna, confermò loro il possesso di questo Castello, come di fatto n'erano signori nel 1323. Alla pace del 1325 il Re ne donò di nuovo l'investitura ai Malaspina che si erano rivoltati contro di lui. Nel 1326 questo Castello fu ceduto al Re in cambio di Azzone Malaspina che si era impadronito di Castel Genovese dove era stato fatto prigioniero. Nel 1328 Giovanni Malaspina lo ricevette di nuovo dal Re col suo borgo e col Monte Figulino. Nel 1329 i Malaspina si rivoltarono di nuovo e furono banditi da Sassari, ma non si sa che avessero perduto il Castello. Nel 1336 questi stessi signori ne fecero un omaggio al Re con tutte le sue dipendenze. Nel 1339 Giovanni, Azzone e Federico Malaspina si divisero l'eredità paterna; i beni della Sardegna ed il Castello d'Osilo toccarono a Giovanni: questo essendo morto nel 1343, dopo aver legato al Re tutto quello che possedeva nell'Isola, i due suoi fratelli fecero opposizione, spedirono dal Continente delle truppe che con viva forza s'impadronirono di questa fortezza. Nel 1352 Federico ed Azzone, essendo rientrati nella buona grazia del Re, questi diede di nuovo loro l'investitura del Castello d'Osilo. - Lupo, il nostro protagonista, aveva eredato questa importante fortezza da suo padre Azzone, la quale possedeva nel 1365, epoca del nostro racconto.

arte, flora e fauna, geografia, italia ed europa, storia

p. 95
Il Castello d'Osilo è situato a cavaliere di un'eminenza, la di cui elevazione oltrepassa i 650 metri sopra il livello del mare. Dalla parte del sud questa sommità presenta un taglio verticale di considerevole altezza, e perciò si rende difficile l'accesso al punto dov'è il Castello. In questa antica fortezza vi sono rimaste tuttora due torri da cui si vede tutto il canale della Corsica, e nei giorni più sereni si distingue non solamente la città di Bonifacio, ma una gran parte dell'Isola.

arte, contatti con altri paesi, geografia

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